Le premesse

  • Gestire la contestazione di una presunta difettosità di merce è assolutamente materia legale. La pura buona volontà e l’idea di dover trattare bene un cliente non sono ingredienti sufficienti per una collaborazione di successo. Solo un avvocato esperto e con tanti anni di esperienza sa consigliare il modo migliore per reagire ad una tale contestazione.
  • Bisogna sapere quale legislazione disciplina il rapporto tra l’azienda italiana ed il cliente tedesco. A questa domanda non c’è un’unica risposta; tutto dipende da come le parti hanno concluso il loro rapporto contrattuale: in forma scritta, verbale o addirittura “tacita”.
  • Bisogna distinguere, inoltre, tra una contestazione che dal fabbricante stesso viene considerata realistica e una contestazione pretestuosa, fatta per nascondere la mancata possibilità o volontà di pagare una fattura aperta. Ciascun tipo di contestazione richiede una reazione diversa.

1. Come giudicare “corretta” la contestazione di merce fornita?

L’articolo 1495 del Codice Civile prescrive il termine di otto giorni dalla scoperta di un difetto o di un vizio della merce perché la contestazione si possa considerare valida.

Secondo il § 377 del Codice Commerciale tedesco (HGB) l’acquirente deve indicare al venditore “senza indugio” un difetto di merce.

Queste norme tedesche o italiane si applicano, però, solo se le parti hanno convenuto una delle due legislazioni. Senza un tale accordo invece vale la Convention on International Sale of Goods (CISG). Questa convenzione (anche chiamata Convenzione di Vienna) prevale sulle norme nazionali.

L’art. 39 CISG prevede che l’acquirente perda ogni diritto di far valere la difettosità della merce se non denunzi tale difettosità:

  • entro un periodo adeguato dal momento in cui ha constatato o avrebbe potuto constatare la difettosità
  • indicando precisamente il tipo di non-conformità della merce.

2. La dovuta e/o opportuna reazione alla contestazione per difettosità o non conformità della merce

Non c’è nessun obbligo di reagire alla contestazione del cliente. Il silenzio o la mancata reazione non equivalgono ad un riconoscimento. È piuttosto questione di opportunità decidere se e come rispondere ad un cliente all’estero che ha denunciato la difettosità o la non conformità della merce.

Una distinzione essenziale riguarda la posizione in cui si trova il fornitore italiano:

  • Nei casi in cui la fattura per merce contestata fosse già pagata, può anche non convenire iniziare una discussione sulla merce. Il cliente avrà difficoltà a valutare il rischio e la convenienza di una eventuale azione per far valere un diritto al risarcimento del suo danno.Naturalmente si esclude un tale atteggiamento da parte del fornitore nel caso in cui ci sia in gioco un buon rapporto con un cliente importante. Anche in questo caso, però, bisogna pensare a certe misure precauzionali: la giurisprudenza tedesca ha stabilito che il diritto di respingere una contestazione tardiva e imprecisa va perso se il destinatario della contestazione accetta la discussione sulle cause e sui motivi della presunta difettosità.
    Un consiglio pratico: in una prima reazione alla contestazione per difettosità della merce non deve mancare la clausola “Anche se acconsentiamo al reclamo ci riserviamo esplicitamente il diritto di ritenerlo tardivo e impreciso”.
  • Spesso un reclamo fatto nei termini di legge, quindi puntuale, si limita ad esprimere però una insoddisfazione generale sul prodotto, come ad esempio “la macchina funziona male” oppure “alcuni capi sono confezionati male”. Tatticamente sarebbe sbagliato reagire spontaneamente ad un reclamo puntuale ma generale, in quanto il cliente potrebbe in seguito perfezionarlo con indicazioni precise, rendendo in questo modo corretta e valida la contestazione.
    Un consiglio pratico: il fornitore della merce contestata con un reclamo impreciso o tardivo dovrebbe ritardare la sua reazione al fine di garantirsi l’effetto positivo, ossia la nullità del reclamo non corretto.
  • Il fornitore di merce contestata che si trova in una posizione creditoria avrà invece altri obiettivi: preparare l’azione legale di recupero del credito. L’esperienza non smette mai di insegnare che in questa prima fase di un’azione di recupero del credito si fanno gli errori più gravi, che spesso in un successivo processo non sono più riparabili.
    Un consiglio pratico: per non perdere dei diritti preziosi conviene assolutamente far valutare un’avvenuta contestazione di merce da un avvocato esperto prima di rivolgersi anche per una prima volta al destinatario della merce che ha fatto un reclamo.  Solo in base ad un valido giudizio sulla situazione legale (sempre dipendente da quale sia la legge applicabile) si può determinare la strada da percorrere per recuperare il credito senza rischi.

3. Gli accordi a chiusura di una contestazione avvenuta

Ci sono senz’altro delle alternative alla classica azione legale con un ricorso per ingiunzione oppure con la causa civile per recuperare il credito. Le trattative stragiudiziali gestite con prudenza e magari assistite da un avvocato esperto possono portare le parti ad un possibile accordo bonario.

Bisogna però prestare attenzione alle trappole che derivano da una eccessiva buona volontà: il fornitore che risponde al reclamo del suo cliente con un semplice “ok, se non volete la merce me la riprendo” rischia di non ricevere né merce, né soldi. Dal momento che il cliente ha comprato merce per rivenderla e per fare lucro, al riconoscimento del reclamo si aggiunge il riconoscimento dell’obbligo al risarcimento del danno provocato con l’invio di merce difettosa. Pertanto il cliente che vuole fare il furbo restituisce la merce solo dopo aver ricevuto un pagamento a copertura del suo danno (spese di trasporto, lucro cessante, ecc..).

Per questo per chiudere una contestazione una volta per tutte occorre preparare un valido accordo scritto con tutte le clausole protettive.